
Ad impreziosire la lista delle tracce lasciate dai dinosauri in territorio friulano fu una scoperta risalente all’anno 1994, in Valdogna una valle montana in provincia di Udine. Un operaio di Paularo, Pietro Dereani, durante una passeggiata lungo il corso del torrente Dogna, rimase colpito da alcune tracce fossili lasciate su una roccia da parte di un enorme rettile. Pietro, rendendosi conto dell’importanza della scoperta, consultò immediatamente il conservatore del Museo friulano di Storia Naturale di Udine, dott. Giuseppe Muscio.
Dagli studi da parte dei paleontologi, le tracce fossili risultano appartenere ad un “aetosauro”, un rettile vissuto circa 220 milioni di anni fa, definito come antenato dei coccodrilli. “Fito” era un rettile lungo circa un metro e mezzo era dotato di scudi ossei difensivi sul dorso e laterali ed un muso sottile ed allungato. Si trattava di un quadrupede vegetariano, le zampe posteriori erano maggiormente allungate rispetto a quelle anteriori. Dotate di cinque dita erano disposte verticalmente e, confrontandole con quelle di alcuni rettili primitivi che avanzavano strisciando, questa struttura del corpo consentiva un cammino più agevole.
Alcuni ricercatori dell’università di Padova, nell’anno 2003, durante un sopralluogo, hanno rilevato, nel territorio della Valdogna, alcune depressioni circolari risalenti al periodo del Triassico. Queste cavità hanno dimensioni che variano da un metro ad un metro e mezzo di larghezza e dai cinque ai venti metri di profondità. Sul bordo sono state rilevate tracce di sedimenti fangosi solidificati. Secondo gli studiosi, queste depressioni vennero create dai rettili per deporre le uova.


Confrontandole con i nidi degli attuali coccodrilli, risultano molto più complesse e sofisticate. I coccodrilli scavano delle buche per deporre le uova e le ricoprono dopo la deposizione. Nella parte centrale delle depressioni scavate nel Triassico, sono state trovate tracce di elementi di origine vegetale, si presume si trattasse di resti di alghe o di piante in grado di tenere le uova più calde col generarsi di un calore sviluppato dalla loro fermentazione. Depositavano le uova in luoghi riparati, di solito a ridosso delle lagune, sulle rive coperte dalla vegetazione, un luogo non molto lontano dal mare aperto. Attualmente la roccia con l’impronta del “fitosauro” si trova al museo del territorio della Valdogna, il fossile rappresenta una nuova testimonianza dell’esistenza di una spiaggia con un clima tropicale nel luogo dove ora si estende una piana lunga circa 15 chilometri.
Mi sono recato sul luogo martedì 21 marzo 2023, il primo giorno di primavera. Dopo aver raggiunto il paesino di Dogna ho raggiunto la località di Chiout di Puppe. Dopo aver percorso circa un chilometro ho parcheggiato l’auto in prossimità di una sbarra. Seguendo un percorso in discesa, ho raggiunto una piccola centrale idroelettrica. Ho trovato molte difficoltà ad individuare i nidi, ho scattato alcune foto alle rocce sembravano avere quelle caratteristiche . E’ probabile che un paio di immagini riportino delle impronte, in particolare due orme ravvicinate con tre artigli e un rialzo che sembra il palmo della zampa.
In un recinto di fronte al comune di Dogna è possibile ammirare un calco in gesso delle impronte lasciate dal fitosauro, l’originale, custodito al museo del Territorio di Dogna, è visitabile dal dal mese di giugno al mese di settembre.













