
Tra le vallate e le colline che costeggiano il fiume Piave, spesso ci si imbatte in monumenti e sacrari riconducibili al periodo della prima guerra mondiale. Un terreno dove hanno avuto luogo cruenti battaglie tra esercito italiano ed astro-ungarico, nelle trincee e con assalti ad oltranza attraverso le linee di difesa nemiche protette da filo spinato, spesso in condizioni estreme con in dotazione un equipaggiamento non adeguato. Un terreno che si è colorato di rosso del sangue dei corpi straziati di giovani ventenni colpiti dalle pallottole, dalle bombe, dalle mine, dalle fiamme, dalle baionette e respirando tremendi gas; giovani appartenenti ad entrambe le fazioni.
Ci troviamo nei pressi del fiume Piave a pochi passi dal monte Grappa, dal monte Fontana Secca e dal monte Tomba, luoghi dove hanno avuto luogo scontri tra i più sanguinosi della prima guerra mondiale. La linea difensiva “della Piave” costituì un punto strategico fondamentale per la vittoria finale del conflitto. Dopo la sconfitta di Caporetto, l’esercito italiano si era ritirato ed ammassato oltre il fiume per organizzare la difesa. Il col del Maor era sotto il controllo dalla “brigata Como” con l’ordine di difendere ad oltranza il fronte compreso tra il Monte Grappa e il Monte Fontana Secca. Quando il 13 novembre 1917 l’esercito austriaco attaccò il monte Cornella, la brigata fu costretta a ripiegare sulle colline di Quero e Rocca Cisa, e pur sapendo di non aver speranza, i soldati continuarono a combattere ricorrendo all’arma bianca, resistendo all’assalto per un’intera giornata. Il sacrificio di centinaia di giovani servì a ritardare l’attacco, mentre veniva organizzata la difesa sulla linea est del Grappa e fu determinante per l’esito finale della battaglia.
Nella cima della collina del col Maor, immerso nel profondo silenzio dove i suoni percettibili sono quelli del vento o della brezza mattutina, nella in località “QUERO” in provincia di Belluno è visibile un cimitero militare che evidenzia singolari caratteristiche. E’ stato battezzato come “fortezza dei morti” o “Totemburg”; un’ imponente struttura a forma di barca disposta in direzione dei punti cardinali nord e sud, così chiamata per l’assomiglianza che si assottiglia più a quella di una fortezza rispetto a quella di un sacrario.

Costruzioni di questo genere, vennero innalzare subito dopo il “patto d’acciaio” firmato tra il Regno d’Italia e la Germania, per volere del terzo raich. Il Totemburg di Quero fu costruito nel 1939 su progetto dell’ingegnere Rober Tischler membro dell’associazione VDK – Volksbund Deutche Kriegsgraberfusorge –associazione nata nel 1919 per mantenere la manutenzione delle tombe nei territori non appartenenti al terzo raich. La VDK assunse un ruolo importante per lo spirito tedesco basato sul mito del “Volk” (popolo o patria) e “EIN STUK HEIMAT IN FREMDER ERDE” , “lembo di suolo natio un terra straniera”.
Le stanze della fortezza costruita nel periodo nazista, presenta molti simboli particolari, riferiti a miti legati ad antiche civiltà nordiche mischiati ad una nuova simbologia esoterica appartenente alla “nuova religione ariana”. Anche la posizione dove sorge il sacrario non è stata scelta casualmente, bensì tenendo conto degli elementi della natura a cui si affidavano le antiche civiltà noriche . Nel luogo dove sorgono i sacrari tedeschi è tipica la presenza di alberi. “La foresta che cammina” , nella simbologia germanica, rappresentava l’esercito, “Heldenhaine” i boschi degli antichi eroi o la foresta dove hanno vissuto i loro antenati.
In seguito al trattato del 2 giugno 1936, che regolava normative per la tumulazione dei soldati stranieri, la VDK iniziò gestire il i lavori. L’inaugurazione ebbe luogo il 25 Maggio 1939, aveva lo scopo di dare riposo a 3.465 caduti tedeschi di cui 229 soldati appartenenti al corpo alpino germanico e 3.232 appartenenti all’esercito astro-ungarico.















Le possenti mura, in porfido proveniente da Passo Rolle, sono visibili da lontano, così come i due blocchi che si elevano sopra di esse. La visione dal basso presenta una fortezza che, seppur costruita con stile semplice, lascia trasparire una profonda sensazione di imponenza. Al sacrario si accede salendo una scalinata,; oltrepassando una porta minuta e stretta si raggiunge l’ingresso illuminato da una luce fioca tramite piccoli lucernari. All’interno del corridoio, sul fondo della navata, appare una grande croce nera austriaca , emblema degli Onorcaduti dell’Austria, illuminata da un raggio di luce trasversale. Sorge sul luogo dove una volta era posizionata una grandissima statua rappresentante un guerriero dotato di spada e scudo. Alla base delle arcate sono state scolpite alcune immagini di vario genere riconducibili a simbologie floreali, geometriche e raffigurazioni di volti riconducibili all’arte celtica. Alla sala principale si accede oltrepassando l’ingresso delimitato da tre porte metalliche che si aprono a libro. La sala d’onore è circondata da pareti costruite con lastre di tufo di Carnia mentre il pavimento è formato da piastrelle in marmo rosso lunghe circa 40 centimetri e poste in senso verticale; al centro della sala , sorretto da quattro pilastri, sorge un altare in granito nero svedese ornato da simboli floreali e cornici a forma di spirale che richiamano l’arte vichinga, ai due lati spunta una testa di leone; sul piano dell’altare è fissato un libro dorato con incisi i nomi di 865 caduti riconosciuti ed i luoghi da cui provenivano le salme. Sui muri, rivestiti di mosaico, sono raffigurati 12 militari afflitti dalla perdita dei loro commilitoni. Particolare è la raffigurazione del loro abbigliamento che ricorda i lunghi cappotti utilizzati dall’esercito tedesco nella seconda guerra mondiale. Sopra le porte di ingresso è visibile un’aquila nazista a cui è stata cancellata la svastica un tempo raffigurata tra gli artigli. Una stanza molto buia, l’unica fonte di luce proviene da un’apertura circolare posta sulla volta. Sotto le immagini dei soldati scorre una menzione scritta in lingua tedesca che tradotta significa:
“Stavamo insieme nei ranghi schierati, stavamo insieme in vita. Perciò uguale croce ed uguale onore furono a noi dati sulla tomba. Ora ci riposiamo dall’infuocata lotta e consolati aspettiamo l’eternità”.






All’estremità del corridoio, una porticina permette di uscire per raggiungere il luogo dove sono stati sepolti i caduti. Per poterlo raggiungere è necessario imboccare il corridoio esterno e salire una scalinata affiancata da una parete sormontata dalla figura di un guerriero alato o di un angelo. Sulle parete che affianca il corridoio e su quella che si affaccia al cimitero, spuntano alcune raffigurazioni di teste che ricordano le figure del serpente piumato e del giaguaro tipiche della civiltà Maya.








Un luogo silenzioso per rispettare ed onorare i soldati caduti, caratterizzato da un gioco di luce naturale che traspare attraverso piccoli lucernari ed archi legata ad un sistema di simboli esoterici riconducibili ad una “genesi germanica”.
Il mosaico raffigura 12 militari non è casuale. Il numero 12 si riscontra spesso nella mitologia germanica: 12 aesir i pantheon della religione norrena che possiedono 12 domicili e 12 stalloni. 12 sono anche i fiumi che sgorgano dalla fontana di HWERGELMIR la sorgente di acqua bollente che scorre fino a NIFLEIM, la terre delle nebbie nel regno del ghiaccio delle mitologie nordiche. Il n.12 ricorda molti aspetti del castello di Welvesburg in Westfalia, fatto restaurare dal gerarca tedesco Henrik Himmler. Il generale delle SS volle istituire un nuovo ordine cavalleresco basato sulla mitologia dei 12 cavalieri della tavola rotonda. Ispirato da riti esoterici nominò 12 ufficiali delle SS e fece erigere 12 colonne nella sala dei leader (bergruppenfuhsaal) e 12 nicchie.
La fortezza di Quero, innalzata nel periodo nazista presenta molti legami con l’ordine delle SS, nell’ambiente un tempo dimorava, sotto gli artigli dell’aquila, il simbolo della svastica, un simbolo poi cancellato per dimenticare gli orrori provocati da un regime terribile ed infame, che non aveva alcun legame con le anime di quei poveri soldati che sono morti combattendo e sepolti affinché possano dimorare nella pace eterna.


















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