LE IMPRONTE DEL MONTE “PELMETTO”

Martedì 11 luglio 2023 . Dopo i sopraluoghi avvenuti a malga di Casera Casavento – Claut (PN), a Mezzomonte di Polcenigo (PN), alla Cava di Sarone di Caneva (PN), al Villaggio del Pescatore (TS), a Preone (UD) e a Dogna (UD), un nuovo obiettivo è rivolto ad un sito della Val Fiorentina: il “Monte Pelmetto“. Tutti i luoghi sopra menzionati possiedono delle particolarità che li accumunano: alcune scoperte verificatesi nello scorso secolo di nuovi fossili e di impronte, risalenti a diverse ere geologiche, lasciate sul terreno da diverse specie di “dinosauri”. Le scoperte avvenute in Friuli Venezia Giulia si sono susseguite in un periodo che inizia negli anni ‘90, mentre nel Veneto, l’individuazione delle tracce impresse sul grande masso caduto dal Monte Pelmetto, nei pressi di Selva di Cadore, le precede di circa vent’anni, considerando il fatto che la notizia del ritrovamento, riferita al decennio precedente, sia stata resa pubblica alla metà negli anni ‘80. Il merito della scoperta va ad un cittadino di Pescul, una frazione di Selva di Cadore: “Vittorio Cazzetta”. Questo articolo è dedicato a lui, un contadino locale che, nel tempo libero, si trasformava in esploratore ed archeologo prelevando, dal terreno delle vallate circostanti, centinaia di reperti risalenti al periodo storico del “mesolitico”. Nel gruppo dolomitico Croda da Lago, nella vallata di Mondeval, portò alla luce la tomba di in cacciatore completa di corredo funerario risalente allo stesso periodo. Tutti i reperti sono attualmente esposti al museo di Selva di Cadore, frutto di un progetto voluto dallo stesso Vittorio, un tesoro messo a disposizione di tutti.

riproduzione di una foto di Vittorio Cazzetta esposta al museo di Selva di Cadore

In questa bellissima giornata non poteva mancare un particolare ringraziamento ad Irene dell’associazione “Tramedistoria” che mi ha guidato nel percorso che conduce al Monte Pelmetto. Un grazie per la simpatia, per la disponibilità e per avermi fornito le informazioni necessarie per la pubblicazione dell’articolo che segue.

IRENE dell’associazione “TRAMEDISTORIA”

VITTORIO CAZZETTA, LE SCOPERTE: DALL’UOMO DI MONDEVAL ALLE TRACCE DEL MONTE PELMETTO

La scoperta di una delle più importanti piste create nel triassico esistenti in Veneto si deve all’intraprendenza di un ricercatore solitario, appassionato di montagna, originario di Pescul, una frazione di Selva di Cadore: “Vittorio Cazzetta”. Vittorio, nacque nel 1947 , le esperienze giornaliere di vita crearono un esploratore solitario e schivo. Durante le uscite in alta montagna l’ occhio allenato ed un istinto naturale erano in grado di individuare, nel terreno da lui esplorato, antichi reperti che puntualmente raccoglieva ed aggiungeva all’ampia collezione che aveva formato nel corso degli anni. Il giovane, dal fisico robusto, esplorava i monti per giorni interi indossando lo zaino della marina militare (ricordo di due anni di naia), un martelletto per sezionare le rocce, una macchina fotografica con diversi obiettivi . Negli anni ottanta chiese al sindaco di Selva di Cadore la possibilità di allestire una vetrina nelle scuole per esporre i reperti ritrovati in altura che allora teneva nella soffitta della sua abitazione: oggetti del mesolitico trovati nelle zone che circondano la val Fiorentina. Qualche anno dopo, iniziò a prendere forma il progetto per la costituzione di un museo. Nel 1985 , Vittorio scoprì, nei pressi di Valmo, sotto un masso di dolomia, quello che venne definito “L’uomo di Mondeval”. Si trattava della sepoltura di un cacciatore del mesolitico, accompagnato dal suo corredo funerario perfettamente conservato, unico sito risalente a questo periodo, ad una quota di 2.150 metri. Oggi, l’uomo del mesolitco è conservato al museo di Selva di Cadore dedicato allo stesso Vittorio Cazzetta. Ad alimentare la passione per la ricerca di reperti antichi fu la pubblicazione di un vecchio quaderno che descriveva la val Fiorentina nel “mesolitico”. Le immagini di molti reperti antichi riportate nel documento fecero balenare molti ricordi d’infanzia, al periodo in cui accompagnava il bestiame ai pascoli assieme alla mamma. Comparando i disegni riportati nel quaderno con gli oggetti che aveva visto da fanciullo, comprese che corrispondevano in tutti i dettagli.

monte Civetta.

Da molti anni, probabilmente nel 1970, Vittorio aveva scoperto, in una roccia staccatasi dal monte Pelmetto, impronte di dinosauro risalenti a 220 milioni di anni fa. La scoperta venne divulgata molti anni dopo grazie al professor Paolo Mietto, docente di geologia all’università di Padova; ne conseguì un’ ampia divulgazione negli ambienti scientifici.

E’ spesso accaduto che le scoperte delle orme di dinosauro siano avvenute su rocce rotolate dalle cime delle vette che un tempo costituivano una superficie piana. Una grande quantità di massi si staccò dal monte Pelmetto schiantandosi nel terreno circostante. Nella superficie di una di queste rocce sono apparse tre piste tracciate da impronte di dinosauro. Nel triassico il paesaggio dolomitico era caratterizzato da un clima tropicale, le punte delle vette affioravano dal mare formando degli atolli mentre le coste erano bagnate da acque basse ed acquitrinose a causa di un’alta marea che si alternava a cicli millenari con la bassa marea. Le impronte sono state impresse durante il tragitto su un terreno molle poi solificatosi. Il un clima era simile a quello equatoriale sulle coste con temperature elevatissime all’interno. Il grande masso, posizionato ai piedi del Pelmetto, è raggiungibile con partenza da Passo Staulanza seguendo il sentiero Cai 472 in direzione del rifugio Venezia per poi svoltare a sinistra seguendo le indicazioni che conducono alle impronte. Al museo “Vittorino Cazzetta” di Selva di Cadore, è esposto un calco della roccia. Le impronte sono visibili sulla superficie del masso delle dimensioni di 10 metri per 6. Il professor Paolo Mietto ha evidenziato la presenza di circa un centinaio di impronte attribuite a tre specie diverse: un celurosauro carnivoro, un ornitisco ed un grande sauristico erbivoro o prosauropode. Il “celurosauro” appartiene ad una specie di teropodi, bipede e prevalentemente carnivoro. Questa specie era la più diversificata di tutti i dinosauri, esistevano giganteschi predatori, corridori senza denti come “l’ornitisco” e strani erbivori simili a bradipi con zampe artigliate. Gli ornitischi, sono stati definiti come dinosauri dal “bacino da uccello” per la loro struttura. La discendenza degli uccelli è però stata attrinbuita ai “saurischi” o dinosauri “dal bacino di lucertola”, si trattava di erbivori che vivevano in branchi. Sulla tomba di Vittorio Cazzetta, nel cimitero di Pescul, spicca la presenza di una madonnina in bronzo, quella madonnina che avrebbe voluto fissare nella parete di “Piz del Corvo“, luogo dove alcuni anni prima ebbe un incidente che lo fece rimanere in coma per un paio di giorni dal quale si risvegliò improvvisamente ritornando a valle con le proprie gambe. Una mattina Vittorio partì molto stanco per aver iniziato i lavori di casa alle 4 del mattino. Doveva però mantenere la promessa di fissare sulla parete di Piz del Corvo la madonnina bronzea come ringraziamento per aver avuto salva la vita undici anni prima. Non arrivò più a casa. Quel gesto di riconoscimento verso la Vergine Maria lo portò ad un’altra caduta. Le ricerche per il ritrovamento del corpo di Vittorio durarono diversi giorni, utilizzando personale a terra ed elicotteri . Il corpo venne ritrovato dall’amico speleologo Gianni Lovato dopo qualche giorno dalla sospensione delle ricerche. Lovato notò un paio di massi caduti nella fessura della montagna, quasi invisibile in quanto nascosta dall’erba. Una trentina di metri dentro la fessura rinvenne lo zaino di Vittorino con il cadavere poco distante. Vittorio ci ha lasciato un patrimonio culturale di enorme importanza, all’interno del museo e fuori, nelle montagne, dove trascorse, immerso nella natura, interi giorni e notti, accompagnato da una passione in grado di renderlo libero.

riproduzione del masso di Monte Pelmetto e dei dinosauri che lasciarono le tracce
riproduzione di ornitisco
riproduzione traccia di ornitisco su terreno molle

La scoperta del macigno dolomitico caduto ai piedi del Monte Pelmetto con impresse le piste lasciate da diverse specie di dinosauro, costituì un evento in grado di rivoluzionare la ricerca paleontologica in Italia e di aprire nuove frontiere di studio in queste zone , dove, fino ad allora, si ignorava l’esistenza di animali preistorici.

L’area ai piedi del Monte Pelmetto è divenuta oggetto di ricerca di primaria importanza sull’origine e sull’evoluzione delle catene montuose dolomitiche. Enormi blocchi di roccia caduti dalla sommità risultano composti da vari strati di materiale calcificatosi dopo il deposito, un fenomeno che si è ripetuto in epoche diverse nello scorrere dei millenni. In molte rocce circostanti appaiono tracce di fossili di molluschi tra cui il bivalve “megalodonte”, riconoscibile dall’impronta di due gusci simmetrici, a testimoniare il livello del mare ad alta quota.

Impronta di megalodonte
possibile impronta di dinosauro
masso con impronte fossili
masso rotolato a valle composto da diversi strati
Monte Plemetto: strati geologici

A pochi chilonetri al Monte pelmeto nelle alture di Forcella Forada vennero individuate alcune orme di teropode da cui è stato prodotto un calco ora esposto al museo di Selva di Cadore. All’interno del museo di trova esposto anche il frammento di una costola di “Ittiosauro”, un pesce simile al delfino rivenuto nel torrente Sacuz a Selva di Cadore. La similitudine tra i due esseri è solo corporea in quanto, biologicamente, l’ittiosauro era un rettile oviviparo carnivoro che si nutriva di piccoli pesci e molluschi a differenza del delfino che è un mammifero. L’esistenza del rettile è stata catalogata come triassico medio, tra i 238 e 233 milioni di anni fa.

costola di ittiosauro
ricostruzione di ittiosauro
calco impronta di teropode

La sezione paleontologica del museo ospita anche una ricca collezione di fossili che testimonia la continua evoluzione del paesaggio dolomitico.

Il museo comprende una sezione archeologica preistorica del “mesolitico” dedicata al cacciatore vissuto 8000 anni fa, si può ammirare, esposto in una teca, lo scheletro originale, molti reperti e varie ricostruzioni di paesaggi e stili di vita dell’epoca.

All’esterno del museo è visibile sul terrazzo una riproduzione di uno squalo megalodonte, di circa 11 metri di lunghezza. La giornata si conclude con la visita alla vicina località di Santa Fosca, nella zona del parco giochi a fianco del campo sportivo dove è stato allestito un percorso di esposizione di animali preistorici, tutti ricostruiti in dimensioni reali.

Terrazzo delm museo: Squalo megalodonte
Squalo megalodonte

Una giornata trascorsa tra le valli della Val Fiorentina, un territorio ricco di fascino, dove i Monti Civetta, Pelmo e Marmolada si osservano e dove storia, preistoria e leggenda si intrecciano. Alle scoperte archeologiche si mescolano detti ed antiche leggende che sono state tramandate oralmente, ricordiamo la leggenda del caregon del Padreterno, del basilisco, dell’anguana , del mazzarol e dei folletti dei boschi………ma tutto ciò fa parte di un’altra storia.

Alleghe

Lascia un commento