
La croce è il simbolo per eccellenza della religione cristiana. Gesù crocifisso testimonia la vittoria sul peccato originale. “Tutto è compiuto”, queste furono le parole pronunciate dal Messia inchiodato al patibolo, esse ponevano fine alle sue sofferenze ed evidenziano che la sua opera di predicazione, i miracoli compiuti, ed il suo sacrificio erano serviti a lavare con il sangue il debito del peccato ottenendo la realizzazione della salvezza eterna.
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. (vangelo di Luca).
Nella passione raccontata nel vangelo di Giovanni, Giuseppe di Arimatea donò il terreno di sia proprietà, che contenente il sepolcro, ai parenti di Gesù. Giuseppe dopo aver chiesto il corpo ai romani, aiutato da Nicodemo, lo depose dalla croce e lo liberò dai chiodi conficcati nei piedi e nelle mani. Lo trasportarono fino al sepolcro per affidarlo alle donne per l’unzione.
I vangeli proseguono descrivendo gli eventi accaduti dopo la resurrezione ma in nessun capitolo viene indicato dove siano stati portati gli oggetti della passione. Come è stato possibile, allora, il ritrovamento di queste sacre reliquie?
Fondamentale fu la figura di Flavia Giulia Elena, madre dell’imperatore Costantino; a lei si deve il merito del ritrovamento di molte importanti reliquie venute al contatto con il corpo del Cristo, sull’altura del Golgota. Durante le ricerche gli operai riportarono alla luce una tavoletta con incisa la parola “elogium”; si trattava dell’insegna che Pilato aveva fatto appendere alla croce di Gesù con l’indicazione del motivo della condanna. Mentre Elena, coinvolta dall’emozione, baciava la tavoletta, gli operai stavano estraendo da un pozzo, dopo averle dissotterrate, le tre croci e gli elogi che riguardavano agli altri due condannati.
Esistono diverse versioni che raccontano come sia stata individuata, tra le tre croci, la vera croce di Gesù.
Nell’opera di Ruffino “Historia ecclesiastica”, si racconta che il Vescovo Macario ordinò di portare le 3 croci nell’abitazione di una donna moribonda. Invocò il signore supplicandolo di guarire l’ammalata al contatto della croce della passione. Fece toccare la malata con tutte e tre le croci. Il miracolo avvenne dopo il contatto con la terza croce.
Secondo un’altra versione, proprio nel momento in cui erano state recuperate le croci stava transitando un funerale. La Giuda suggerì di appoggiare le croci sul defunto. Deposte sulla salma le prime due croci non accadde nulla, mentre a contatto con la terza il defunto ritornò in vita. La croce che consentì il miracolo venne identificata come la croce portata da Gesù Cristo.

Secondo la tradizione, la santa Croce venne conservata a Gerusalemme fino al 1187. Purtroppo, fu soggetta a continui prelievi di pezzi di legno per essere conservati come reliquie e, dopo la caduta di Costantinopoli, alcuni pezzi vennero portati a Venezia.
Nel 1238 re Luigi IX di Francia, acquistò molte reliquie compresi alcuni frammenti della santa croce, poi distribuiti durante la rivoluzione francese.
Oggi è possibile visitare dei frammenti della SS croce a:
- Roma, nella Basilica della Santa Croce in Gerusalemme;
- Venezia – 2 frammenti presso la scuola di San Giovanni Evangelista;
- Modena – Abbazia di S.Silvestro I papa;
- Bari – Mola di Bari;
- Spagna – Monastero di Santo Toribio di Liebana;
- Medgjugorie – All’interno della croce bianca nel monte Krizecav;
- Napoli nel quartiere Ponticelli.
Come è giunta la Santa reliquia a Venezia?
Il frammento della Santissima Croce, ritrovata da S. Elena imperatrice, venne trafugata a Costantinopoli dai monaci ciprioti. La reliquia passò di mano in mano per essere definitivamente consegnata al Patriarcadella città Pietro Tommaso. Pietro Tommaso era stato inviato a Costantinopoli qualche anno prima con missione di unificare la chiesa ortodossa a quella cattolica e, in quell’occasione, si recò a Cipro ed in terra santa. Per difendere i territori cristiani si alleò con Venezia, Cipro ed i cavalieri di Malta.
La leggenda racconta che Pietro Tommaso venne ucciso da una freccia per poi essere proclamato santo. In realtà si ammalò e morì fra le cure dei monaci del convento carmelitano di Famagosta. Era l’anno 1369, prima di morire, il Patriarca, già in possesso del frammento della croce, volle assicurarsi che fosse conservata in un luogo sicuro e la consegnò al suo cancelliere Filippo De Mezieres. Filippo era partito per le crociate come soldato di ventura con l’esercito francese si era distinto nella battaglia di Smirne ed aveva ottenuto la nomina di cavaliere. Una volta sciolto l’ordine cavalleresco a cui apparteneva iniziò il suo viaggio in pellegrinaggio verso Gerusalemme. Nel 1347 si trasferì a Cipro alla corte di Ugo IV e strinse amicizia con Pietro di Lusignano futuro conte di Tripoli. Assieme al patriarca di Costantinopoli Pietro di Tommaso, promosse la crociata del 1365. Venne inviato a Venezia, Avignone ed altri paesi d’Europa per concordare alleanze contro i saraceni che minacciavano l’isola di Cipro.
Dopo la morte di Pietro Tommaso, Filippo de Mezieres giunse a Venezia portando con sé la SS. Reliquia che il patriarca di Costantinopoli gli aveva affidato. Negli atti della confraternita della Scuola di San Giovanni Evangelista è indicato che il 23 dicembre 1369, Filippo ha donato il frammento della croce di Cristo. In realtà i frammenti della croce sono due e sono attualmente esposti alla “scuola di San Giovanni Evangelista”.

A Venezia il termine “scuola” sta ad indicare una confraternita laica. Nella città veneta si erano formate numerose confraternite, tutte ebbero un’importanza fondamentale nella vita economica e sociale.


Nel XV secolo a Venezia si erano formate 3 tipi di confraternite: le scuole comuni, le scuole artigiane e commerciali e le scuole dei battuti. Queste ultime derivavano dall’originario movimento di Perugia, sorto nel 1200, composto da flagellanti; erano chiamati “battuti” perché praticavano l’autoflagellazione pubblica come atto di penitenza.
Successivamente nel 1467 le scuole comuni assunsero il nome di “scuole piccole” mentre le scuole dei battuti di “scuole grandi”. Venezia disponeva di 7 scuole grandi: San Teodoro, Santa Maria della Carità, San Marco, San Giovanni Evangelista, Santa Maria della Misericordia, San Rocco e Scuola dei Carmini. Le sedi delle confraternite erano costituite da sontuosi palazzi che, col passare degli anni, vennero arricchite con opere d’arte di notevole pregio.



Con la caduta di Venezia e le razzie da parte dell’esercito napoleonico, molte opere d’arte veneziane contenute in questi palazzi scomparvero disperdendosi nel mondo. Attualmente alcune scuole sono aperte al pubblico ed è’ in una di queste scuole, la scuola di San Giovanni Evangelista, che si trova la SS. Reliquia composta dai due frammenti della croce di Cristo.


La solennità della Santa Croce si celebra il 14 settembre di ogni anno, e, come da tradizione, la reliquia viene portata in processione partendo dalla Basilica dei Frari fino alla Scuola di San Giovanni Evangelista con la partecipazione di numerose confraternite veneziane.
















