SAN MARCO “I MISTERI DELLA BASILICA”


Una serie di indizi mi ha condotto innanzi alla maestosa basilica, artisticamente molto complessa, una facciata dipinta con raffinati affreschi e rifinite decorazioni, in alto, nella parte centrale appare, sotto un cielo stellato, l’immagine di un leone alato che, con la sua zampa custodisce saldamente un libro che porta la scritta “PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS”, che significa “pace a te Marco mio evangelista”.

La basilica sorge all’estremità dell’immensa piazza veneziana, di fronte si innalza l’immenso campanile. Si tratta di uno dei più alti campanili d’Europa, con i suoi 98,6 metri d’altezza è chiamato dai veneziani con il termine “paron de casa” (padrone di casa). Inizialmente venne eretto come torre di avvistamento e di faro. Nel 1489 venne colpito da un fulmine e nel 1511 danneggiato da un terremoto. Il campanile crollò nel luglio 1902 a causa di una fenditura che si era aperta nel fianco dell’immenso colosso. Dieci anni dopo, nel 1912, in occasione della festa di San Marco, venne inaugurato il nuovo campanile completato con l’innesto di una cuspide dalla forma piramidale dotata di una piattaforma rotante con funzione di segnavento; all’estremità è fissata la statua dorata dell’arcangelo Gabriele che sorveglia e protegge la città.

La presenza di San Marco a Venezia è alimentata da una serie di storie e leggende tramandate da generazione in generazione ed è raccontata artisticamente negli affreschi e in altre opera d’arte presenti nella basilica. All’interno del luogo sacro sono custodite, all’interno del sarcofago, le spoglie del santo evangelista patrono della città di Venezia.

Il complesso basilicale sorge su una pianta a forma di croce greca volta verso un genere architettonico orientale con soffitti decorati da immensi mosaici dorati che, con il riflesso delle luci, esaltano una luminosità giallo oro, raffiguranti cicli di affreschi capaci di comunicare con semplici immagini avvenimenti che riportano la storia della basilica, episodi biblici ed altri che raccontano vita del santo patrono; un’arte comprensibile a tutti, facile da tradurre anche alla parte analfabeta del popolo. Il lungo lampadario bizantino, pendente nella sala della pala d’oro, un tempo costellato di candele, offriva ai fedeli un’ampia visione della sala e delle volte architettoniche decorate da simboli ed immagini biblici.

Marco è uno dei quattro evangelisti a cui sono stati attribuiti i vangeli canonici, ovvero quei vangeli che sono stati approvati dalla chiesa nel Concilio di Trento – 1545-1563, – mentre tutti gli altri vangeli esclusi sono definiti “apocrifi”. I 4 evangelisti che scrissero i vangeli canonici sono rappresentati dal simbolo dell’angelo per San Matteo, del toro per San Luca, dell’aquila per San Giovanni ed il leone alato per San Marco.

L’importanza della figura di San Marco si allinea con la presenza di San Pietro, testimonianze storiche raccontate in alcuni affreschi mettono in evidenza i contatti tra Marco ed il primo papa cristiano e con altri seguaci che conobbero il Cristo. La figura di Marco nel mondo cristiano godeva di un particolare rilievo, non solo dovuto ai contatti che l’evangelista ebbe con i discepoli che avevano vissuto con Gesù Cristo, ma anche perché rappresentava un importante livello di autorità ecclesiastica grazie alla nomina di vescovo della comunità copta fondata ad Alessandria d’Egitto. Secondo la tradizione, lo sbarco di San Marco in Italia avvenne nella spiaggia del litorale di Grado, precisamente a Belvedere di Aquileia , luogo dove iniziò l’opera di evangelizzazione nel territorio aquileiese e, sempre secondo la tradizione, presentò a San Pietro per la nomina di vescovo di Aquileia “Ermagora”.

Agli albori del cristianesimo, mentre Aquileia rappresentava una delle più grandi ed importanti città romane, la città di Venezia ancora non esisteva, in quell’arcipelago paludoso, tra le minuscoli isolotti, sorgeva un piccolo villaggio di pescatori che abitavano antiche in capanne palustri, simili agli attuali “casoni”. Le missioni di evangelizzazione condussero Marco a compiere numerosi viaggi attraverso i canali della laguna veneta fino a quando un episodio costrinse il Santo a legarsi per l’eternità alla futura città di Venezia. Tutto accadde durante il tragitto via mare mentre stava navigando da Aquileia in direzione di Ravenna. A causa di un tremendo temporale, l’imbarcazione trasportata dalle onde si frantumò costringendo Marco a naufragare in un isolotto della laguna. Marco perse conoscenza e, dallo stato di incoscienza, sognò un angelo, che, dopo averlo salvato, pronunciò queste parole: “PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS” (Pace a te o Marco mio Evangelista). Questa fu la prima vicenda che legò il santo a Venezia, attualmente patrono della città: da questa frase nacque la promessa di San Marco di fissare in questo luogo (San Francesco della Vigna) la dimora al suo ultimo giorno, ovvero di far seppellire il suo corpo dopo la morte.

Negli anni a seguire continuò a predicare ad Alessandria d’Egitto dove venne nominato primo vescovo della città. Morì alcuni anni dopo, nel 68 d.C.; le sue reliquie vennero custodite nella Chiesa di Canodo. L’edificio venne più volte distrutto e alla fine del 644 venne incendiato dagli arabi. Nell’anno 848 due mercanti Veneziani, inviati dal doge Partecipazio, intrapresero una missione quasi impossibile, di mantenere la promessa fatta dal santo riportando le sue spoglie a Venezia. Bruno da Malamocco e Rustico da Torcello rubarono le spoglie del santo che, in quel momento si trovavano nella chiesa di Canodo ad Alessandria e le nascosero tra pezzi di carne di maiale, carne ritenuta impura dai mussulmani. Fu così che i doganieri rinunciarono ad ispezionare il carico permettendo ai due mercanti di imbarcarsi. La missione sembrava terminata, ma una grossa tempesta inghiottì il barcone spingendolo con le onde nei pressi di Cropani, una località della costa calabra. Grazie a Dio, i naufraghi vennero aiutati dagli abitanti del luogo e, come compenso, Buono e Rustico lasciarono alla città una reliquia del Santo, custodita ancora oggi nella Chiesa di Santa Lucia. I due mercanti rientrarono a Venezia accolti con tutti gli onori, consegnarono al doge le spoglie del Santo. Per custodirle, il doge Partecipazio fece costruire una piccola cappella. La promessa fu mantenuta. San Marco l’evangelista, autore di uno dei vangeli canonici, è venerato in tutte le chiese cristiane, ortodosse e copte.

Immagini raffiguranti il trasporto delle spoglie del Santo, sulla pala d’oro e sugli affreschi della basilica.

La costruzione della Basilica retta in suo onore, fu completata nell’anno 832, venne ricostruita dopo la distruzione a causa l’incendio del 976, con la sparizione delle spoglie del santo: Venne consacrata nel 1094. Nel giorno della consacrazione, cadde una latra di marmo, dallo spazio che si era aperto né uscì un dolcissimo e gradevole profumo, lì era riapparsa la cassetta delle reliquie, da molti anni introvabile. Il simbolo dell’evangelista è tutt’ora rappresentato da leone alato, armato di spada e con una zampa posta sopra un libro sul quale appare incisa la frase “PAX TIBI MARCE EVENGELISTA MEUS”, simbolo rimasto emblema della Repubblica Serenissima.

affresco: riaffiora la cassetta delle reliquie durante l’inaugurazione
affresco: inaugurazione della basilica ricostruita dopo l’incendio

Secondo la teoria di uno studioso britannico le spoglie trafugate dai due mercanti veneziani, non appartengono a San Marco ma ad Alessandro Magno. Anche il condottiero macedone fu sepolto ad Alessandria d’Egitto e fu sottoposto ad un processo di mummificazione ed avvolto con bianche lenzuola di lino, con le stesse modalità dell’evangelista. Alcuni rilievi e studi delle ossa presenti dimostrano l’impossibilità che esse siano appartenute ad un solo individuo . Il mistero delle reliquie del Santo permane. Ciò non impedisce che molti fedeli vengano a far visita alla basilica in pellegrinaggio, anche se oramai è considerata dalla maggior parte dei visitatori un’attrazione turistica.

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