
“Stara Gora” in lingua slovena, conosciuta nel mondo friulano come di “Madon di mont”, è l’appellativo che identifica l’immagine della Madonna, detta anche “Madonna Viva”, cuore del monastero di Castelmonte. Le visite al santuario mariano, poco distante dalla cittadina di Cividale del Friuli, sono rappresentate generalmente da pellegrinaggi e percorsi di fede, ma la bellezza e la particolarità del borgo medievale di Prepotto, lo rendono anche un’ambita meta turistica.
L’antico borgo sorge sopra un preesistente avamposto romano che, assieme quello di San Giovanni d’Antro nei pressi di San Pietro al Natisone, faceva da vedetta alla linea difensiva della valle che conduceva a Forum Julii, l’attuale Cividale. Nel primo periodo cristiano, all’epoca della fine o delle persecuzioni, sulla cima della collina di Castelmonte, la comunità cristiana eresse un sacello dedicato alla Madonna. La venerazione a San Michele Arcangelo, invece , ha un’influenza longobarda. L’influsso generato dalla Madonna e da San Michele Arcangelo generò, tra la popolazione, un forte senso di protezione dal maligno, generando una serie di sensazioni positive tra i fedeli che, per preservare la sacralità del luogo fecero costruire un borgo fortificato.
Agli inizi dell’anno mille Castelmonte divenne una delle località più importanti del patriarcato di Aquileia.
Il santuario, nel 1469, venne colpito da un gravissimo incendio causa di numerosi danni, compresa l’immagine della Madonna. I lavori di ricostruzione durarono circa dieci anni, l’immagine della Vergine Maria venne sostituita con una nuova statua di pietra scolpita da un artista della scuola salisburghese.

La cittadina si trasformò in un baluardo difensivo dalle popolazioni ostili e dalle orde turche che nel 1419 danneggiarono il monastero.
Dopo essere stato colpito da un incendio provocato da un fulmine nel 1479, venne semidistrutto da due terremoti che, nel 1511 e 1513. Durante la ricostruzione del paese il santuario venne restaurato ed ampliato.
Dal 1513 è stato affidato all’ordine dei frati cappuccini.
Quando ci si addentra in questo luogo, si percepisce un forte senso di pace, tranquillità e protezione, ma è anche un luogo dove sono state partorite antiche leggende soprannaturali di lotte tra il bene ed il male.
Le leggende emergono nei pressi del “puìnt de dàul” (ponte del diavolo) a Cividale.
– Un giorno il diavolo incontrò, non per caso, la Madonna e, volendo impossessarsi di Castelmonte, le lanciò una sfida. La Madonna accettò e, con un balzo, volarono entrambi via dal ponte. La Madonna vinse la sfida e il diavolo sprofondò all’inferno creando la “buse de dìaul” sul monte Spich.
A metà salita, verso la sommità di Castelmonte, nella località chiamata “Portici”, si trova un sasso con l’impronta della Madonna che segnò la sua ascesa sul monte.
– secondo un’altra leggenda i cittadini di Cividale avendo la necessità di possedere un ponte che permettesse loro di attraversare il Natisone, chiesero aiuto al diavolo, ma questi chiese in cambio l’anima della prima creatura che avesse attraversato il ponte una volta costruito.
Il diavolo eresse il ponte in una notte e, il mattino successivo, attese che qualcuno ci passasse sopra, ma i cittadini fecero passare un cane (maiale o gatto a seconda della leggenda) .
Il diavolo dovette accontentarsi dell’anima dell’animale, lasciando il ponte all’uso dei cividalesi. Dalla pietra gettata sul fiume dal demone, si innalza un pilastro che sorregge il puìnt de dàul.

Al centro dell’altare centrale, protetta da una teca, la statua della madonna, avvolta da un manto dorato con una corona sul capo, sostiene il bambino Gesù, pure lui incoronato.
Il complesso statuario composto da Maria e Gesù, in pietra calcarea pesa circa 4 quintali, presenta una caratteristica particolare che si differenzia da altre sculture o opere d’arte: il colore della pelle.

Il colore scuro della carnagione della Madonna e del bambino Gesù ha suscitato un particolare fascino ed interesse da parte degli storici, ma anche tra la la gente comune e tra i fedeli.
Moltissimi sono i luoghi di culto in Italia e nel mondo dove vengono venerate immagini mariane diverse dall’aspetto tradizionale, in genere conosciute come “madonne nere”. In alcuni casi si tratta di opere d’arte locali che evidenziano i caratteri somatici della popolazione del luogo, ne sono esempio la Santa Vergine di Guadalupe in Messico ed alcune madonne africane; ma anche in Europa alcuni monasteri o altri luoghi di culto sono presenti statue mariane dalla pelle scura. Nel monastero di Montserrat in Catalogna, il colore più scuro si spiega dal contatto con il fumo delle candele devozionali. In Italia tra le più conosciute troviamo la madonna di Oropa (Biella), di Loreto e di Viaggiano (Potenza). Nell’Italia meridionale sono molto diffuse.
Il culto delle madonne nere in Europa ha delle origini molto antiche, molte di esse sono state importate durante il periodo delle crociate da Costantinopoli e altri luoghi di culto orientali, usualmente offerti dai crociati ad ordini francescani e carmelitani che possedevano delle comunità in Siria.
L’ autore dell’opera potrebbe essere stato ispirato dalle immagini delle madonne nere importate dai templari, ma anche dall’aspetto fisico indicato in un passo della bibbia riferito al cantico dei cantici attribuito a re Salomone, un passo dove viene menzionata la giovane sposa definita “Nigra sun sed formosa”. Lo scultore ha voluto coprire la Vergine da una veste regale dorata, il seno, con cui da il latte al piccolo Gesù che porta in grembo, è scoperto, la nuca è coperta da un fazzoletto che ricorda la moda orientale, entrambi indossano la corona regale, un evidente richiamo alle antiche iconografie orientali che configurano l’immagine della madre di Dio e di tutta la chiesa.
Dal corridoio dei confessionali una scala conduce alla cripta. Nelle pareti del piano sotterraneo sono esposti gli ex voto lasciati dai pellegrini che hanno ricevuto le grazie.
Sotto il portico, all’estremità della stanza, protetta da un cancello in ferro, si innalza la statua lignea dell’arcangelo Michele che, con la mano destra, sostiene una bilancia che indica l’equilibrio tra il bene ed il male, mentre con l’altra mano tiene la sua spada, con un piede calpesta, in segno di vittoria, un cattivissimo diavolo nero da cui spuntano ali simili a quelle di un pipistrello.

L’arcangelo Michele corrisponde all’entità che ha condotto alla vittoria la milizia celeste sugli angeli ribelli seguaci di Lucifero che secondo la profezia è destinato a squillare la tromba che annuncerà il giudizio universale .
Nel libro apocrifo di Enoch, Michele rappresenta il quarto dei sette arcangeli. Viene incaricato da Dio di legare l’angelo caduto Semjasa con i suoi seguaci per 70 generazioni per distruggere gli spiriti reietti e poter cancellare la violenza sulla terra.
Alcuni affreschi presenti sul soffitto a volta raffigurano demoni che portano all’inferno anime dannate, mentre dalla parte opposta angeli che trasportano anime pure in paradiso. Un chiaro messaggio rivolto a tutta l’umanità, che la lotta tra il bene ed il male non è affatto conclusa, iniziata in tempi ancestrali è ancora in corso, e sempre in continua evoluzione.


Con il passare degli anni il continuo progresso sta trasformando una società sempre più materialista con conseguente perdita di spiritualità e di valori umani, continui episodi di violenza evidenziano che la lotta tra il bene ed il male non è mai cessata e si sta evolvendo sotto i nostri occhi.

Sotto la scalinata del convento una piazzetta si affaccia al panorama mozzafiato dell’immensa vallata, dal muretto di cinta si innalza un crocifisso protettivo che rivolto verso l’interno del borgo dove il pellegrino può trovare sicurezza e protezione; all’esterno, invece, si può incorrere verso mille insidie. A volte, consultando il bellissimo panorama, la mente riconduce ad un passo della bibbia, dove il demone tentatore si rivolge a Gesù dicendo: “se mi adorerai, un giorno tutto questo sarà tuo” a testimoniare l’eterna lotta tra il bene ed il male.













