I SEGRETI NASCOSTI DEL “CRISTO NERO” DI CODROIPO.

Il corpo della chiesa di Santa Maria Maggiore in Codroipo si innalza in un’area che, probabilmente, sovrasta un’ antico pavimento appartenente ad un precedente luogo di culto cristiano. Storicamente il titolo di “Santa Maria Maggiore” è stato attribuito nel V secolo, periodo in cui molte chiese facenti parte dell’impero d’oriente e d’occidente erano devote al nome di “Maria”.

Il duomo, nel corso dei secoli, subì continue trasformazioni frutto dei ripetuti restauri. Il territorio friulano, infatti, subì molte invasioni, fu devastato prima dagli unni, dai longobardi, dagli ungari e dai turchi. Altri eventi sanguinosi ed epidemie colpirono i cittadini di Codroipo, ricordiamo in particolare il 27 febbraio 1511 con lo scoppio di una sanguinosa rivolta contadina contro la nobiltà ed il governo veneziano subentrato al patriarcato di Aquileia. Il nuovo governo favoriva un sistema feudale che avvantaggiava i nobili ed il clero. La rivolta venne definita con il nome di “crudel zobia grassa” (crudele giovedì grasso). Il 1511 fu un anno terribile; un violento terremoto interessò il Friuli estendendosi fino alla Slovenia ed a Venezia. Infine una tremenda epidemia di peste colpì questa regione causando numerose vittime. Una serie di eventi che sommati alle più recenti guerre mondiali determinarono una profonda trasformazione della chiesa rispetto alla costruzione originale.

Tra le opere d’arte presenti nel duomo è presente un crocifisso ligneo proveniente dall’antica “Scuola di Santa Maria delle consolazione” di Venezia” . L’opera presenta alcune particolarità misteriche legate all’origine, alla sua provenienza, alla simbologia in esso contenuta e alle capacità miracolose.


Il termine “scuola ”, a Venezia, era sinonimo di “ confraternita” .
Nel XV secolo, a Venezia, sorgevano diversi generi di scuole: le “scuole di nazionalità” erano formate da membri provenienti da altre nazioni, come la scuola albanese o la scuola dalmata. Le scuole di mestiere che avevano lo scopo di insegnare attività artigianali ed artistiche, in rilievo i mestieri come “i taglia pietra” o
di artisti come “i pittori”. Particolari scuole erano le scuole devozionali, ovvero scuole laiche devote ad un santo particolare che svolgevano attività rivolte ai bisognosi. In genere le sedi delle confraternite erano costituite da sontuosi palazzi arricchiti da numerose opere d’arte e singolari oggetti sacri.

La scuola di Santa Maria della consolazione, risiedeva nei pressi della chiesa di piazza Fantin, accanto al teatro della Fenice, per questo uno dei nomi attribuiti alla scuola era “confraternita di San Fantin”, appellativo nato dopo la fusione nel’400 con la scuola di San Girolamo. Nel dialetto veneziano veniva chiamata “confraternita dei picai” (degli impiccati) o “scuola di buona morte”.

Venezia – Chiesa di San Fantin.

La confraternita si dedicava all’assistenza dei condannati a morte che, usciti dalle carceri di Palazzo Ducale, venivano condotti alla forca della piazza.

Venezia: ponte dei sospiri.

Dopo aver attraversato il ponte dei Sospiri, arrivavano al molo e venivano fatti salire sul palco del patibolo eretto tra la colonna di San Marco e quella di San Teodoro, da lì il condannato si trovava di fronte alla torre dell’orologio da cui erano visibili i due mori che suonavano la campana, da lì poteva vedere l’ora in cui gli veniva posto il cappio al collo, veniva fatto cadere nel vuoto per morire di soffocamento: l’ora della sua morte. L’evento diede origine al detto veneziano: “ti vedrà che ora che sè” (vedrai che ore sono – riferendosi all’orologio), una frase usata per augurare sfortuna, sventura o altro modo per mandare al diavolo le persone non gradite.

Ti vedrà che ora che sè” – Piazza San Marco VENEZIA – dal patibolo innalzato tra le due colonne il condannato vedeva l’ora sulla torre dell’orologio di fronte.
L’orologio presenta un ciclo completo di 24 ore e diviso in due quadranti: uno riferito al giorno ed uno alla notte.

All’esecuzione erano presenti i fratelli della scuola dei picai; indossavano un saio nero, un cappuccio in testa, tenevano in mano ceri accesi; intonavano preghiere di conforto ai condannati.

Il Priore teneva uno stendardo, una croce a forma di albero, all’estremità era fissata l’immagine di un pellicano e, inchiodato alla croce, la statua di Gesù patente. I confratelli incappucciati passavano tra i condannati a morte per offrire loro la possibilità di baciare il cristo prima dell’esecuzione. Il crocifisso rappresentava l’ultima consolazione prima di morire, in dialetto venne chiamato “cristo dei picai” ovvero “cristo degli impiccati”.

L’autore assieme a Giancarlo Giacomuzzi, cittadino di Codroipo. Sullo sfondo il “Cristo Nero”.

Le origini del crocifisso sono incerte, non esiste una documentazione che possa certificare la sua provenienza; un incendio divampato nel 1562 distrusse la scuola dei picai compresi tutti gli archivi. E’ certo, invece, che la confraternita possedesse tre crocifissi: uno di colore bronzeo che veniva presentato al condannato a morte, uno di colore bianco che lo accompagnava alla sepoltura ed il terzo, inizialmente policromo poi dipinto di nero, era usato come emblema dalla scuola, uno stendardo che veniva esposto ad ogni funzione pubblica o religiosa della confraternita, simbolo conosciuto come “Cristo Nero”.

L’opera è stata creata utilizzando legno di abete per la croce mentre la figura di Gesù Cristo è scolpita su legno di tiglio e fissata con tre chiodi metallici posti sulle mani e sui piedi sovrapposti. L’immagine della croce raffigura l’albero della vita , “lignum vitae” con un’ iconografia arricchita da molte placche metalliche poste in diversi punti che esprimono alcune scene di devozione. L’albero della vita è sinonimo all’albero della genesi collocato nel giardino dell’ eden; dalla pianta sbocciano dei germogli simbolo di rinascita. Questa croce si sostituisce alla croce piatta della passione ; rappresenta il riscatto dalla morte e l’inizio di una nuova vita eterna. E’ lo stesso l’albero posto sopra la tomba di Adamo, Mentre il Cristo fissato, con i chiodi, rappresenta il salvatore nel nuovo albero della vita. Secondo alcuni studiosi, le curve presenti nell’asse trasversale della croce assumerebbero la forma di un “giogo”, strumento posto sul collo dei buoi che serviva per trainare i carri. Questa teoria si ricollega ad un passo del vangelo di San Matteo: “prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore. Voi troverete riposo per le vostre anime, vostre perché il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”. Un passo che si allaccia alla storica funzione del crocifisso di accompagnare le anime delle persone condannate alla vita eterna. Sulla croce sono fissate molte targhette di argento e di altri metalli quali ex voto riguardanti grazie ricevute dai fedeli, paragonabile ad un album fotografico con le immagini dei momenti più difficili che hanno coinvolto la popolazione ed i fedeli che pregano di fronte alla croce.

L’estremità della croce è sovrastata da un’immagine di un pellicano dentro al nido. Si tratta di un simbolo utilizzato dai primi cristiani legato ad un’antichissima leggenda pre -cristiana. Definito come “l’uccello bianco d’Egitto”, nutriva i piccoli attraverso un’apertura del collo, lasciando cadere i pesci trasportati nella sacca; l’incurvare il becco verso il petto indusse a credere che si squarciasse il petto per cibarli con il proprio sangue. Questo simbolo venne associato alla figura del Cristo che per amore verso l’umanità si sacrificò donando il suo sangue per la salvezza.

Nel nido del pellicano formato dai filamenti metallici, affiorano dei minuscoli piccoli della lunghezza di circa 13 centimetri.

Quale legame esisteva tra confraternita veneziana e la chiesa di Codroipo?

Perchè il “cristo nero dei picai” si trova nel duomo di Santa Maria Maggiore?

Il trasferimento alla chiesa friulana ebbe origine durante il periodo napoleonico. Tutto iniziò all’inizio dell’ 800, quando l’esercito francese entrò a Venezia con l’ordine di incendiale la flotta veneziana e di confiscare le opere d’arte presenti nelle chiese. Tutti i simboli della Repubblica rappresentati dal simbolo del leone alato di San Marco vennero distrutti a colpi di scalpello lasciando un messaggio ai veneziani. Tra le disposizioni disposizioni rilasciate da Napoleone era prevista anche la chiusura delle chiese e di tutti i luoghi di culto con l’imposizione di sospendere tutte le pratiche religiose. Molte opere d’arte provenienti dalle chiese veneziane vennero trasferite in Francia ed, altre classificate meno importanti, imballate e lasciate in depositi locali in attesa del trasferimento a Milano o a Parigi.

La sorte volle che il cappellano della confraternita, Don Leandro Tiritelli, fosse il fratello dell’arciprete di Codroipo Don Zaccaria Tiritelli e dell’avvocato Francesco Tiritelli. L’ idea di Don Leandro fu quella di donare la statua lignea alla parrocchia del fratello Zaccaria. Un ruolo determinate fu quello del fratello Francesco, avvocato, notaio e ministro della Serenissima. La statua lignea, fu valutata come un’opera senza un valore economico, questo facilitò il consenso al trasferimento alla chiesa di Codroipo evitandole di intraprendere il viaggio per Parigi.

L’ingresso del crocifisso al duomo di Santa Maria Maggiore di Codroipo avvenne il primo dicembre 1808 dopo un lungo viaggio attraverso le vie fluviali: da Rialto attraversò le stazioni di Tre Porti, Cavallino, Jesolo, Cortellazzo, Caorle, San Gaetano, proseguì trasportato da un carro attraverso le città di Portogruaro, Cordovado, San Vito al Tagliamento, Rosa, Biauzzo fino a giungere definitivamente a Codroipo.

Tracciamento del percorso del Cristo Nero da Venezia a Codroipo.

La statua venne conservata per un anno all’interno della canonica fino alla data della sua esposizione fino alla domenica delle palme del 3 marzo 1809.
La statua venne conservata per un anno all’interno della canonica fino alla data della sua esposizione fino alla domenica delle palme del 3 marzo 1809. La statua lignea del Cristo nero fu accolta in maniera solenne. In un secolo che conobbe numerose carestie, il propagandarsi delle peste, della malaria e nei periodi di siccità, il Cristo venne sempre portato in processione ed ogni volta emanò dei benefici. Nel 1880 il medio Friuli conobbe un lungo periodo di siccità, durante la processione si sviluppò un forte temporale dando inizio ad un insperato periodo di piogge.

Attualmente esposta nella chiesa, è adornata con targhette di ringraziamento da parte dei fedeli per le grazie ricevute sia da parte dei codroipesi che da parte di forestieri.
Ogni anno in occasione della festa del Redentore viene celebrata la messa in memoria della transazione del Cristo Nero da Venezia a Codroipo.

Un crocifisso al quale non è stato attribuito un grande valore economico, ma che ha la capacità di emanare una una grande forza invisibile legata al passato, un cristo vissuto, un cristo che ha dato conforto a centinaia di prigionieri, un cristo capace di testimoniare e trasmettere le antiche sensazioni e gli stati d’animo appartenenti ai condannati che vedevano la fine della vita, un cristo divenuto consolatore di tutti i fedeli.

Il cristo nero nella teca affiancato dalle due statue provenienti da Venezia.
Altare maggiore
Duomo di Codroipo.
Venezia: teatro la Fenice.

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