MADONNA DI TRAVA : “RENASCENTIA ET MORS”

Si nasce peccatori, alla morte del corpo l’anima può andare all’inferno, in paradiso o in purgatorio, mentre i morti dalla nascita non battezzati sono destinati al luogo chiamato “limbo”.

Nel secolo scorso le morti dei bimbi al momento del parto erano episodi frequenti legati alla alla povertà ed alla miseria a cui erano soggette le famiglie fino a pochi anni fa. Il fenomeno fu molto discusso dai teologi; l’interpretazione dai testi sacri riferita ai bimbi nati morti o deceduti dopo la nascita, quindi non battezzati, non trova alcun riferimento nelle parole di Gesù.

Uno dei passi interpretabili per gestire questo quesito è il versetto 3.5 di Giovanni:

Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio.  Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. 

Secondo i teologi, questa versione del vangelo di San Giovanni, poteva essere considerata quella attribuita al caso, in quanto stabiliva in modo chiaro e conciso, che i bimbi nati morti, seppur innocenti, mantenevano il peccato originale e quindi non potevano aver accesso al paradiso. Secondo la tradizione popolare, erano destinati ad un luogo intermedio; uno spazio astratto posizionato tra paradiso e inferno chiamato “limbo”, un luogo necessario affinché non potessero sprofondare all’inferno a causa del peccato primordiale ma non avevano l’ accesso nemmeno al paradiso, rimanendo ad uno stato apatico, senza felicità ma anche senza dolore.

Il tema del peccato originale presente nei neonati morti è stato molto discusso dalla chiesa già da tempi antichissimi. Ad Uzanis, in Algeria, racconta San Agostino, in un santuario dedicato a Santo Stefano, venne battezzato un bimbo mentre era temporaneamente tornato in vita.

In quel periodo storico si formarono due forme di pensiero teologico: quella sostenuta da sant’Agostino che considerava i bimbi neonati macchiati dal peccato originale e quella dei “Pelagiani” che negavano l’esistenza della colpa di Adamo nei piccoli . La teoria Agostiniana ebbe il sopravvento e costituì le fondamenta della chiesa cristiana.

Questa affermazione della chiesa, nel corso dei secoli e, specialmente in quelli più bui quando la miseria, la povertà e le malattie furono la causa di una mortalità elevata nel mondo infantile, le creature decedute, non potevano essere iscritte sul registro delle nascite, non potevano avere un nome e non potevano essere sepolti in un luogo sacro. Con l’introduzione popolare del “limbo”, la necessità di salvare le anime dei fanciulli innocenti e consolare le loro famiglie, in alcune zone della Francia e ai suoi confini, fece sorgere molti santuari “a repìt “ (all’ultimo respiro), dove, per miracolo, i loro corpi riprendevano un soffio di vita durante le messe solo per ricevere il sacramento del battesimo, poi ritornavano allo stato di morte. In un’Abbazia Olandese, nel 1172, si verificò il primo evento documentato di un bimbo che respirò per ricevere il battesimo morendo il giorno seguente. Il fenomeno si diffuse nelle zone centro orientali della Francia e nell’arco alpino, fino ai confini del Friuli , in Carinzia, laddove sorse il santuario di Maria Laggau a Lesachtal.

Nelle zone alpine della Carnia le comunità un tempo, erano legate a credenze e tradizioni arcaiche dove la vita era legata ai cicli della natura, le cure eseguite con erbe medicinali, non esistevano manoscritti ma solo tradizioni tramandate oralmente, religione mischiata a credenze ancestrali. Già in tempi antichissimi, nella comunità dei Celti Leuci, si svolgevano alcune pratiche pagane: i neonati morti venivano portati all’ agana Tarlessa, dotata di un alito magico capace di farli risorgere e far loro vedere le bellezze della Carnia. Dopo la loro morte definitiva, ai genitori era concesso seppellirli all’interno di recinto sacro ai piedi di una sorgente d’acqua.

Il santuario di Madonna di Trava dedicata allaMadonna del Carmine, fu un santuario à repìt, unico santuario di questo genere ad essere ancora visitabile in Italia. E’ locato in Carnia, nel comune di Lauco in frazione Trava, fu costruito nel 1659 sopra i resti di un precedente edificio sacro.

Nel santuario della Madonna di Trava, accadevano quei miracoli particolari che ricordano i riti celtici, solo che in questi casi, i bimbi ritornavano alla vita solo per ricevere il battesimo.

Interno del santuario, con la Madonna del Carmine al centro dell’altare e gli ex voto sulla parete sinistra.

Il cadaverino veniva portato nella chiesa dalle mamme o spesso da altri famigliari data la loro condizione o l’impossibilità di muoversi dopo il parto. Le piccole salme potevano provenire da luoghi lontanissimi, anche dall’estero. Durante le funzioni si celebrava la messa e si attendeva il momento della consacrazione. La salma del bimbo veniva posta di fronte all’altare della Madonna e distesa sopra un tavolo o sopra lo stesso altare, attorno venivano accese alcune candele, accanto i familiari presenti, alcuni testimoni ed un intercettore, paragonabile ad una guaritrice od ostetrica. Spesso queste figure erano due ( sages femmes), e stazionavano nella posizione più vicina al bimbo e, mentre i presenti recitavano i rosari, esse attendevano i segni per gridare il miracolo: un respiro, una contrazione, una voce, un acquisito pallore, un corpo che emana calore, un pianto. Segni tangibili ma, generalmente, causati dall’ambiente riscaldato e dal calore delle candele che circondavano il corpicino causando contrazioni muscolari o la fuoriuscita di liquidi. Le fonti di calore causavano fenomeni allora sconosciuti alla scienza, in grado di modificare chimicamente lo stato corporeo del defunto. Ciò che non poteva essere spiegato scientificamente per un devoto era considerato “miracolo”. Il battesimo non sempre era impartito dal sacerdote, spesso era una delle due donne o uno dei testimoni a bagnare il capo del bimbo. Se il miracolo non avveniva il corpicino poteva essere sepolto nei pressi del santuario ma non nel cimitero consacrato . I corpi dei piccoli non battezzati venivano seppelliti vicino agli scoli di acqua piovana in modo che l’acqua purificatrice proveniente dal luogo consacrato potesse bagnare le loro salme e, magari, cancellare il peccato originale. In genere i riti si svolgevano a pagamento con denaro o in natura come dimostrano alcune attestazioni di ricevuta. Negli archivi è possibile trovare anche gli atti notarili dei battesimi di Trava.

Piano dell’altare dove venivano posti i bimbi, ora ricoperto da un pannello in legno

Con miracoli attribuiti alla Madonna di Trava aumentarono i pellegrinaggi al santuario, persone arrivavano dalla pianura, dalle zone limitrofe come il Cadore ed il Comelico ed anche da alcuni paesi Europei suscitando l’interesse del sant’Uffizio di Udine.

Nel territorio friulano, il tribunale venne istituito nel 1575 a seguito dell’accorpamento della sede inquisitoriale di Aquileia , il cui inquisitore risiedeva a Udine , ed il tribunale di Concordia con l’inquisitore residente a Portogruaro. Il tribunale fu soppresso da con decreto napoleonico il 26 luglio 1806.

Il sant’uffizio ritenne opportuno avviare un’indagine sull’operato del santuario. Le pratiche religiose spesso non avvenivano per opera di un sacerdote ed erano le sagges femmes ad impartire il battesimo, non appartenenti alla classe sacerdotale e considerate dalla chiesa una sorta di maghe; fu questa la causa che determinò l’intervento del sant’uffizio. . Nel 1755 papa Benedetto XIV condannò questa pratica, considerata un abuso del sacramento del battesimo.

Sebbene fosse stato posto il divieto a funzioni di questo genere, nel santuario di Trava continuarono a svolgersi le attività vietate. Le persone erano disposte a correre il rischio di trovarsi di fronte al tribunale ecclesiastico pur di sapere che il loro bimbo era destinato al paradiso; immaginiamo il loro dolore se venivano fermate e bloccate dalle guardie inquisitorie prima che ciò potesse accadere.

Nei registri tenuti dall’inquisitore Fra Antonio Dall’Occhio risultano dieci processi che riguardano genitori fermati prima di essere giunti a destinazione, o di altri che sono stati costretti ad abiurare il battesimo del bimbo per non essere considerati eretici.

Nel novembre 1681 fra Antonio Dall’Occhio, inquisitore del tribunale di Aquileia presenta questa annotazione:

“Il padre baccelliere Girolamo Maria domenicano, Vicario di questo sant’Officio in San Daniele, più volte mi ha rappresentato in voce qualmente nella Villa Trava, sopra Tolmezo per andar nella Carnia vi sono alcune donne malvage, le quali molti anni in qua diconsenso del pievano abusano il sacramento del battesimo e con inganno di fedeli fingono morti risuscitati. A dette donne dunque vengono portati i bambini che morti escono da ventri materni et esse li espongono avanti l’altare della Madonna, fanno celebrare la santa messa, fare orazioni particolari et all’improvviso gridano che la Madonna ha fatto il miracolo, che il bambino ha dato segni di vita, aperto un occhio, mandata una lacrima, mosso un braccio, urinato; e subito con acqua che tengono in pronto lo battezzano, poi battezzato dicono che di nuovo torna a morire e lo seppelliscono, pigliando un tanto da parenti del bambino, o dirò meglio del cadavere uscito disanimato dal materno ventre”.

Fra dall’Occhio,, non condanna la funzione religiosa, bensì il fatto che essa venga presieduta da due donne non appartenenti alla chiesa che somministrano il sacramento del battesimo atto riservato solo ad un sacerdote, accusandole di eseguire funzioni legate a pratiche pagane pre – cristiane illusorie. Come rilevato le pratiche erano legate a funzioni antiche. Solo con la scienza moderna siamo in grado di stabilire che le salme dei bimbi non riprendevano vita, e nessuno è mai rimasto vivo come afferma fra Dall’Occhio.

Tuttavia la posizione enigmatica della chiesa consentì il proseguo del misterioso culto della resurrezione. Lo scopo della chiesa era quello di rispettare le scelte dei fedeli in un periodo storico in cui si stava diffondendo il protestantesimo, che rappresentava il maggior pericolo da combattere. Per questo la chiesa scelse di non interferire sul caso .

Nel 1663, nel quaderno dell’inquisizione in Friuli ,risultò inquisito il parroco di Venzone Albano Pozzo per non aver creduto al compimento dei miracoli di Trava.

Molti teologi hanno cercato di capire il senso del peccato originale, secondo me l’unica domanda che dobbiamo porci è: Conoscendo Dio, potrebbe escludere dal paradiso un’anima innocente? Nel giornale “ Il Popolo”, è stata pubblicata la conferma papale: “In fondo quello che ha fatto la commissione teologica è aver chiarito che la salvezza viene da Gesù, per tutti gli uomini e donne, dal loro concepimento e quindi per sempre”. Come immaginare allora che creature innocenti , come sono i bambini concepiti e non ancora nati, o che muoiano appena infanti, possano rimanere fuori dalla gioia di quel Dio che ha appena fatto il miracolo di volerli in vita?”

Il piccolo santuario dedicato alla Madonna del Carmine è situato ad un chilometro circa dal centro della località di Trava. La porta d’entrata è protetta da un portico sorretto da quattro pilastri. L’interno del santuario è formato un’unica aula con un altare ligneo al centro.

L’immagine della vergine con Gesù bambino è rappresentata al centro dell’altare tra i santi Pietro e Paolo identificati simbolicamente dalle chiavi e dalla spada che sostengono con le rispettive mano destre.

Nella parte inferiore, un dipinto rappresenta la Madonna con Gesù affiancata da due santi che sostengono due foglie di palma che ci riportano ad un brano dell’Apocalisse: “Il giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano. È evidente il significato di resurrezione dei martiri e di immortalità”.

Sulla parete di sinistra sono appesi le copie degli ex voto lasciati dai fedeli che hanno ricevuto le grazie. Le immagini sono state recuperate e sostituite alle quelle originali scomparse in seguito ad una serie di furti avvenuti negi anni ‘70.

Immagini ex voto presenti nella parete sinistra.

La statua lignea della Madonna su un piedistallo posto alla parete di sinistra con tre bambini ai suoi piedi è stata donata da un artigiano locale emigrato in Argentina. L’opera d’arte proveniente dalla città di Cordoba potrebbe rappresentare il tema della resurrezione battesimale come le anime di tre infanti battezzati prima della loro definitiva morte.

All’esterno, dentro al recinto delimitato dal muretto sono stati deposti i cadaverini di circa 130 bambini.

Il santuario si raggiunge percorrendo una strada in salita, lungo il sentiero sono visibili dei capitelli un tufo che rappresentano la via crucis risalenti alla fine del 1800.

Capitello in tufo della via crucis

Ai nostri giorni il luogo è raggiungibile in auto percorrendo una stradina tortuosa, ma dobbiamo immaginare le difficoltà del tempo, quando non esistevano ancora le strade e i mezzi di trasporto potevano essere utilizzati solo parzialmente. Per giungere al Santuario era necessario attraversare i monti e percorrere i sentieri a piedi, spesso in salita, era necessario un equipaggiamento pesante con viveri che dovevano bastare per diversi giorni e doveva comprendere la salma del bambino.

Da un piazzale dove possiamo ammirare un magnifico panorama ora è difficile immaginare le difficoltà e le preoccupazioni dei nostri progenitori la cui fede li ha spinti ad arrivare alla meta, a “scavalcare le montagne” nel vero senso letterale del termine, superando le fatiche e le avversità di un percorso pieno di insidie, tutto ciò per l’amore immenso verso i loro figli. Non tutti riuscirono a portare a termine “l’impresa”; possiamo solo immaginare quanto dolore si sia manifestato nelle famiglie coinvolte.

La chiesa solo nel secolo seguente ha stabilito che l’amore di Dio è infinito, con questo si esclude che i bimbi morti senza alcuna colpa si trovino nel luogo chiamato “limbo” ma la certezza che abbiano diretto accesso al paradiso.

Le 130 anime sono sepolte sotto l’erba del giardino del santuario, un luogo che emana una potente energia, protette dal manto celeste della Madonna.

Roberto con il custode e guida Paolo De Colle.
Via crucis in lingua spagnola
Soffitto del santuario

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