“CODEX AQUILEIENSIS” : I SEGRETI DEL CODICE

Secondo la tradizione, le origini del cristianesimo ad Aquileia sono legate alla presenza di un giovane ebreo proveniente da Gerusalemme che probabilmente aveva conosciuto Gesù Cristo, cosa certa è che aveva conosciuto gli apostoli e che era stato discepolo di Pietro: si tratta di “Marco l’evangelista” autore del primo dei 4 vangeli canonici su cui è fondata la dottrina aquileiense.

Le testimonianze lasciate dagli artisti nelle opere d’arte e negli affreschi che intonacano la cripta della basilica di Aquileia raccontano la storia dell’evangelista . Nelle immagini dipinte sull’intonaco appaiono le scene ricordano le radici del cristianesimo e che testimoniano il momento in cui Pietro diede l’incarico a Marco ad evangelizzare i territori del nord est, ai confini dell’impero romano. Questa formalità si riscontra anche nella “sancta sanctorum” o “legenda aurea” di Jacopo da Varazze (o Voragine), vescovo di Genova dal 1292 al 1298, anno della sua morte. Il manoscritto di Jacopo da Varazze raccoglie i percorsi di vita di 150 santi. L’avvento della stampa in quel periodo, rese possibile una pubblicazione in 49 versioni. Tra i santi menzionati nell’opera traspare la figura si San Marco.

Marco era un ebreo appartenente ad una famiglia agiata, cresciuto nella tradizione, nella legge e nei gesti antichi del culto ebraico, ma dentro di lui giaceva qualcosa di più elevato. Sua mamma si chiamava Maria, una donna ebrea presumibilmente si trattava di una vedova appartenente alla tribù di Levi, era padrona di una casa, un luogo dove si riunivano le persone per conversare, era lì che solitamente si riunivano gli apostoli, probabilmente in quel luogo venne celebrata l’ultima cena e sempre sotto lo stesso tetto apparve lo spirito santo della Pentecoste. Da questo di può intuire che l’allora ragazzino avesse conosciuto Gesù e suoi discepoli.

In alcune righe del vangelo scritto dallo stesso evangelista – 14,62 – è così descritto: durante l’arresto di Gesù: “Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. lo seguiva un ragazzo, che aveva soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.” Questa scena viene descritta solo nel primo dei quattro vangeli, l’episodio infatti non ha scopi narrativi e non ha nessun legame con la vita di Gesù.

Allora perché Marco introduce nel racconto questo ragazzo?

Secondo i teologi la risposta sta nel fatto che l’autore del vangelo era lì, presente. Marco era lo stesso bambino che fuggì nudo e spaventato da “ Getsemani” quella notte; la sua presenza sulla scena del tradimento rappresenterebbe una firma nascosta dell’autore del testo, troppo piccola perché la maggior parte dei lettori la noti ma visibile a chi la può comprendere. Quel bambino, in un prossimo futuro, incrocerà le strade di Paolo e di Pietro.

Iniziò a predicare con Paolo e Barnaba, a Cipro ma poi rinunciò ad accompagnarli in Asia Minore e ritornò in Palestina; qui iniziò ad ascoltare le predicazioni di Pietro il pescatore di Galilea. Le parole riferite al maestro Gesù il Nazzareno, alla sua tomba vuota e al Cristo risorto, si trasformarono da semplice suono a chiamata. Accanto al maestro Simone detto Pietro egli ascoltava e raccoglieva informazioni scrivendo ogni parola pronunciata iniziando la stesura del primo vangelo. “Marco l’evangelista, fu battezzato e nominato diacono dall’apostolo Pietro. Assieme andarono a Roma, e mentre l’apostolo predicava, i discepoli lo pregarono di permettere a Marco di scrivere quel vangelo che essi avrebbero religiosamente conservato”. Marco traduceva le predicazioni di Pietro dall’aramaico al greco. Le persecuzioni contro i cristiani rendevano rischiosa l’attività degli apostoli per questo era necessario redigere un testo capace di mantenere la memoria delle loro testimonianze.

Il primo vangelo di Marco fu un riferimento per la stesura dei vangeli successivi da parte degli altri evangelisti.

La missione di Marco non terminò a Roma, egli decise di portare la parola di Cristo in Egitto. Giunse ad Alessandria e fondò una nuova comunità cristiana, divenne vescovo, e la sua grande fede gli consentì di compiere un miracolo guarendo un malato. Per questo le autorità, per motivi politici, per paura di veder cadere gli idoli che essi gestivano, lo fecero arrestare e condannarono al martirio e giustiziandolo facendolo trascinare dai cavalli tra le strade di Alessandria con una corda legata al collo.

Questo è quanto conosciamo sulla vita del santo evangelista.

Secondo la tradizione aquileiense San Marco sbarcò in località Beligna a Belvedere di Aquileia. L’evento è ricordato grazie alla costruzione di una chiesetta che sorge in sommità di una collinetta del litorale adriatico, costruita nel 1747 e dedicata proprio a San Marco con finalità di segnare il sacro luogo dello sbarco.

Chiesetta San Marco a Beligna.

Secondo alcuni storici, l’evangelista non sbarcò mai ad Aquileia. La leggenda secondo cui Marco fosse il fondatore della comunità cristiana si sviluppò tra l’VIII ed il IX secolo ovvero due secoli dopo e gli affreschi della cripta della basilica risalenti al XII secolo fanno riferimento ad essa.

Perché allora forzare la sua presenza?

La risposta va ricercata nell’ambito politico religioso con l’arrivo a Grado del suddiacono Primogenio, inviato da papa Onorio con lo scopo di rifondare la chiesa gradese per poterla unificare alla chiesa di Roma.

Cattedra di San Marco – trono in marmo.

Nel 658 l’imperatore bizantino Eraclio donò al patriarca Primigenio di Grado la cattedra di San Marco, una sorta di trono in marmo raffigurata da un programma iconografico complesso riferito all’apocalisse di San Giovanni, che secondo la tradizione fu utilizzata dal santo durante la stesura del vangelo. In realtà il trono non fu mai utilizzato come una vera cattedra ma venne ugualmente esposto come oggetto di culto. Nel 1451, con il trasferimento patriarcale da Grado a Venezia venne trasferito nella Basilica.

La cattedra di San Marco donata da Eraclio

Il vero trono utilizzato dal santo potrebbe riferirsi ad una seconda cattedra in avorio, originaria di Alessandria d’Egitto, formata da pannelli, contenente 14 formelle rappresentative di scene di vita del Santo. Le formelle sono disperse tra Milano, Parigi , Roma e Whashington. Nel 825 è il patriarca Fortunato che menziona la sua presenza a Grado nella basilica di Santa Eufemia. Nel 1571 Giovanni Diacono trovò la cattedra lacerata e dal XVIII secolo ne vengono conservati solo dei frammenti tra cui spiccano alcune formelle staccate dal trono, icone che rappresentano le figure di San Marco con il vangelo in mano, l’annunciazione e sempre Marco tra due cammelli a rappresentare il vescovo in Egitto.

Altri storici confermano che gli affreschi che adornano la cripta della basilica costituiscono la vera storicità del luogo. Si tratta di scene che raccontano progressivamente le fasi dell’evoluzione cristiana: le prime predicazioni, l’investitura da parte di San Pietro a Marco, la nomina del vescovo Ermagora, scene di battesimi, il martirio subito da molti cristiani poi divenuti santi oltre scene bibliche, la dormizione della madonna e la crocifissione.

A completare il disegno patriarcale sulla presenza di San Marco è “l’ evangeliario di Cividale” detto anche “codex aquileiensis” o “codex forojuliensis”.

Del vangelo scritto a Roma non abbiamo più traccia, ma nell’inventario della basilica risultò classificato un “liber beati Marce evangeliste, quem propria manu scripsit” il vangelo originale di San Marco, una reliquia unica.

Chiesa di San Giovanni Battista – Duino TS

Inizialmente il codex Aquiliensis conteneva tutti i 4 vangeli, poi per scopo propagandistico religioso venne tolto il vangelo di Marco per essere esposto nel monastero del Timavo a San Giovanni di Duino (Ts). La chiesa di Aquileiense doveva dimostrare ai fedeli che San Marco ne fosse il fondatore e che in quel luogo qui avesse steso le righe del primo vangelo, per questo venne redatto il manoscritto attribuendo l’opera al santo dichiarandolo come testo originale del vangelo.

Il vangelo è costituito da fogli di pergamena databili tra il VI e IX secolo, per motivi politico-religiosi venne smembrato e diviso in 3 parti. Nel 1354, 30 pagine furono donate all’imperatore Carlo IV di Boemia, fratellastro del Patriarca di Aquileia Nicolò di Lussemburgo, che le portò alla cattedrale di Praga, ora è custodito presso il duomo di San Vito nella stessa città. Il resto del vangelo fu rivendicato dalla Repubblica Serenissima di Venezia, per essere conservato dove riposano le spoglie del santo. Infine l’Evalgeliario forogiuliese custodito al museo di Cividale del Friuli che raccoglie i tre vangeli di Matteo, Luca e Giovanni.

Per quanto riguarda la presenza di San Marco nelle zone di confine del nord est è alimentato in alcune storie o leggende tramandate oralmente ma ciò non significa che il suo piede non abbia calpestato queste terre.

La presunta presenza di San Marco ad Aquileia è riportata negli affreschi della cripta della vergine nella Basilica dedicata a Santa Maria Assunta di epoca medievale: un affresco rappresenta il conferimento dell’incarico di evangelizzazione di Aquileia a Marco da parte di San Pietro, un altro rappresenta l’investitura da parte di Pietro al primo vescovo di Aquileia Ermagora evento a cui è presente lo stesso Marco, un’ altro affresco della volta rappresenta il martirio di Ermagora e del diacono Fortunato.

Le reliquie del santo sono collocate in un sarcofago situato sotto l’altare maggiore della Basilica di San Marco a Venezia.

Basilica di Sam Marco Venezia – Sarcofago contenente le spoglie del santo.

Nel 1968 Papa Paolo VI restituì parte delle reliquie di San Marco alla chiesa copta del Cairo in Egitto, la stessa chiesa che Marco aveva fondato.

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